73000 Giorni

Gianalessio Ridolfi Pacifici (Mentecritica)

Certo che è facile amarti adesso. Ora che hai piedi e mani così piccole e graziose, ora che la tua bocca morbida e senza denti emana un leggero profumo di fiore, di biscotto e di fragola.

Delle volte mi chiedo cosa accadrebbe se fosse possibile esserti accanto quando, vecchia e stanca, afflitta dalla vita, ti trascinerai dolente e disillusa per le strade del mondo. 

Ti amerei (ti amerò) come ti amo adesso? Sentirei (sentirò) per te lo stesso desiderio di proteggerti? Proverei (proverò) comunque la struggente voglia di sentire il profumo della tua pelle?

E’ duro ammetterlo, ma non lo so (non lo sapevo). Io ti dico (ti dicevo) sempre la verità perché mi sono imposto (mi imposi) di essere onesto con te. Almeno con te, nella mia vita.

Le nostre vite scorrono lungo sottili fili colorati e luminosi che si dipanano nella vasta oscurità del tempo. A volte vicinissimi fino a toccarsi ed intrecciarsi, altre volte distanti, quasi invisibili l’uno all’altro. I fili vengono da lontano e si perdono oltre la nostra vista.

Tu non lo sai, ma tu arrivi da luoghi remoti nei quali non sei mai stata, da tempi terribili e notti dolcissime. Tu sei figlia dell’amore più grande e dell’odio più feroce. 

Tu sei stata fatta lucente nel fuoco, nella paura, nella disperazione e nella rabbia più cieca.
La tua vita, lungo il suo filo, si spingerà (si è spinta) lontano dalla mia, perché i nostri destini si separeranno (si sono separati) senza speranza.

E dopo di noi verranno altri giorni. 

I nostri fili cambieranno colore e lungo di loro scorreranno altre vite. 
Delle tue piccole mani, del mio amore infinito e delle lunghe notti rimarranno poche gocce di sangue disperse in un corpo straniero, lontano nel tempo e nello spazio, ma testimone eterno della nostra carne consumata.

Papà

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