Crebbero a biscottini
Peppermint
Gli tolsero anche la leva.
Non rischiavano piú niente.
Stettero anni nel bozzolo senza confrontarsi con povertá, fatica, sudore, sberle da orbi.
La scuola li aiutó molto: dalla Moratti alla Gelmini li lisciarono togliendogli esami, materie, bocciature, selezioni…
Rimasero adolescenti.
Del mondo avevano rappresentazioni strane, quelle della TV, dei cantanti, delle veline, dei calciatori. L’equivalente del Re sul cavallo bianco e la Bella Principessa.
Ci si proiettarono, misero l’Io in un Ideale che stava nell’ Iperuranio. L’Ideale dell’Io ipertrofico generó cumuli di tessuto tumorale narcisistico.
Quando uscirono nel sociale presero cinghiate a sfare.
Non erano figli di nessuno, zero cavallo bianco, manco la Mercedes.
Tornarono in casa di corsa. E non seppero piú che fare.
Il narcisismo sbrindellato e senza cultura generó un furore qualunquista e distruttivo. Rendendosene conto si infragilirono, andarono in ansia, quando potevano se la prendevano con le donne, i cani, i muri delle strade, i sedili degli autobus… Fu cosí che un giorno invece che affrontare il pianto e la fatica, invocarono i Padri.
Ed essi vennero e li allinearono tutti.
E fu Matrix e The Wall. Fine della storia.
[tratto da un commento di Peppermint al Post (Stupitevi) di L.Sofri sul sito Wittgenstein]
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