Il Grande Bluff


Lo scandalo Volkswagen dice del modello Germania più di quanto amino sentir dire a Berlino. Se a Wolfsburg, hanno deciso di mettere in piedi la grande truffa è per un obiettivo preciso: alzare al massimo, letteralmente ad ogni costo, il volume delle esportazioni e delle vendite. In un mondo spietato, come il vertice dell'industria dell'auto, le economie di scala sono una leva indispensabile. Ma in generale per l'industria tedesca le esportazioni, in assenza di un rilancio deciso della domanda interna, sono una leva indispensabile.
Il problema, per l'export tedesco, è di essere concentrato in quattro settori, assai tradizionali: veicoli industriali, auto, chimica, apparecchi elettronici. Negli ultimi quindici anni, questi settori hanno tirato molto, ma la corsa non può essere senza fine.
E, contemporaneamente, la Germania non sembra essere stata capace di affermarsi con altrettanta decisione nei settori più nuovi e più promettenti: le biotecnologie, l'hardware e il software elettronico.
La realtà tedesca più importante nell'informatica, la Sap, è stata fondata nel 1972. Poi, è difficile parlare di startup. Nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di aprire una nuova azienda, l'Italia è quarantaseiesima su 190, la Germania alla casella 114.
E le persone – i protagonisti dell'innovazione – cominciano a latitare. Meno di un terzo dei giovani tedeschi arriva alla laurea. In Gran Bretagna siamo al 45 per cento. In buona misura, è un effetto diretto della politica di risparmi selvaggi che l'era Merkel ha imposto al paese. Berlino spende per l'istruzione il 5 per cento del Pil, contro il 7 per cento e passa degli inglesi.

Non è solo il governo a cullarsi nell'idea che si possa vivere di rendita. 
L'industria tedesca non investe più nelle sue fabbriche da anni. Il tasso di investimento è passato dal 23 per cento degli anni '90 al 17 per cento nel 2013. Siamo sotto la media europea. Il risultato è che anche la produttività non è brillante. Anzi, è praticamente ferma. Le statistiche dicono che la produttività per ora lavorata è inferiore a quella di Francia e Olanda. Drogata da un cambio ultrafavorevole, la locomotiva d'Europa macina un record di esportazioni dopo l'altro.

[Tratto da "Lo scandalo Volkswagen e la debolezza della Germania che non innova più" di MAURIZIO RICCI]

Non sono antitedesco ma il potere della Germania tende a diventare sempre più arrogante“, a parlare è Romano Prodi, ospite a In mezz’ora di Lucia Annunziata, e punta il dito dritto sulla cancelliera: “Angela Merkel è ancora forte in Germania, ma c’è una crisi di sistema. Quando arrivi a un livello di sicurezza, chiamiamola anche di arroganza, così forte, i freni inibitori sono a rischio. In Germania non c’è contraddittorio, c’è un sistema molto compatto”. In Germania lo scandalo Volkswagen ha fatto uscire allo scoperto “una crisi di un sistema”.

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