Lift Off

Donovan Livingston, 29 anni, ricercatore di studi sociali, fresco laureato nel Master di Educazione all’Università di Harvard. Afroamericano. 
Conviene prendere nota di questo nome, tenere a mente il suo sorriso e soprattutto il suo eloquio incalzante, un po’ poeta, un po’ rapper. 
Più di otto milioni di persone nelle profondità dell’America e nel mondo hanno già cliccato su Facebook per ascoltare e riascoltare «Lift-off», il decollo: il discorso che il giovane intellettuale ha tenuto mercoledì 25 maggio ai compagni di corso e ai professori della Harvard Graduate School of Education. «Il miglior “speech” di un neolaureato di tutti i tempi», hanno scritto i tabloid americani. «È il nuovo Obama», hanno commentato in molti sui social network. 
Lo hanno intervistato la Cnn e la Bbc. La pop star Justin Timberlake ha postato «mi piace» su Facebook e anche Hillary Clinton si è affrettata ad aggiungere il suo «like»: non si sa mai.

In effetti, a vederlo sul podio, anche Donovan sembra un candidato a qualcosa. 
Non un outsider, visto che tiene insieme la sciarpa di Harvard, uno degli atenei più elitari del Paese, l’orecchino sul lobo destro e il pugno chiuso alla maniera del «Black Power». 
Il repertorio dei contenuti è solido, ma non particolarmente originale: comincia con una frase di Horace Mann, pedagogista illuminato e poi deputato a Washington a metà dell’800: «L’educazione è lo strumento che rende uguali gli uomini». Ma sono il ritmo, la metrica di Livingston a fare la differenza. 
Parla di «catene da spezzare» e soprattutto di cielo, di galassie di stelle brillanti della conoscenza un tempo vietate ai neri d’America e che ora, invece, si possono raggiungere: basta «decollare». «Io sono un sogno realizzato, un sogno a lungo rimandato che si è finalmente incarnato». 
Il sogno è quello di Martin Luther King, un’evocazione che non può mancare in qualsiasi orazione civica di un afroamericano. Livingston è già un insegnante e nei suoi studenti vede scintillare «una luce», la stessa che «trascinò Harriet verso la libertà». Parla di Harriet Tubman, l’attivista di colore che nell’800 contribuì a sconfiggere lo schiavismo e che ora sarà la prima donna a comparire su una banconota americana. Segno che la rabbia può trovare uno sbocco, un posto nella società.

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