I cavalli sono i sopravvissuti degli eroi


"I cavalli sono i sopravvissuti degli eroi": l' affascinante frontespizio del saggio di T. W. Adorno su Mahler e Wagner.
Più volte l'ho rimuginato fra me e me concludendo che Adorno, o chi per lui qualora fosse una citazione, aveva ragione e aveva profondamente colto il senso delle mutazioni valoriali e simboliche della società contemporanea.
Oggi ahimé emerge invece prepotentemente che i cavalli non bastano piú ad assolvere quel ruolo epico che fu degli eroi. Il capitano Carola Rackete sta li, sulla plancia della Sea Watch, a dimostrarlo con tutta la potenza della ragione che si oppone alla barbarie. L'aspetto dimesso, donna sola al comando, gravata da responsabilità immense, sola contro la tempesta popolata di mitiche belve generate dalla follia. Un eroe antieroico senza la forza fisica di Eracle o l'astuzia obliqua di Ulisse.
Il  coraggio di Ettore, quello sí, che sa di andare incontro alla disfatta sfidando il Pelide ma lo fa: lo fa perché deve farlo, perché se non lo farà lui non potrà farlo nessun altro, perché è il suo turno e non possono esserci calcoli di convenienza, perché c'è un momento in cui gli uomini, e oggi le donne fortunatamente, devono essere uomini e donne.
Cosí a poco a poco un pensiero si sostituisce ad un altro e mi trovo nuovamente a rimuginare fra me e me sommerso dai sensi di colpa: "Guai alla città che ha ancora bisogno di eroi". L'avrà detto qualcuno? Mah, non saprei...mmmh, Carneade chi era costui. Nudo come Don Abbondio nella vergogna della mia inutilità mi trascino fino al bancone del bar, e ordino un caffè.

Igor Pulcini

(29.06.2019)

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